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Statuette Lega (République démocratique du Congo)
Statuette Lega (République démocratique du Congo)
Paris, Musée de l’Orangerie
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt
Corps de texte

Due lettere di Claude Monet indirizzate a Georges Clemenceau

Prima pagina della lettera di Claude Monet indirizzata a Georges Clemenceau, 6 gennaio 1925
Prima pagina della lettera di Claude Monet indirizzata a Georges Clemenceau, 6 gennaio 1925

 

Grazie a due lettere datate 1925 e indirizzate da Monet a Clemenceau ‒ che il Museo dell'Orangerie ha acquistato nell'aprile del 2021 ‒ si fa luce su uno dei momenti più critici della lunga genesi delle Ninfee.

L’amicizia che unisce Claude Monet e Georges Clemenceau è ben nota, soprattutto grazie alla loro corrispondenza e alle Ninfee, il capolavoro del Museo dell’Orangerie. I due uomini si sono incontrati all'inizio del decennio 1860 e hanno stretto legami che col tempo si sono rafforzati sempre di più, fino alla morte nel pittore nel 1926. Monet condivide le stesse idee repubblicane di Clemenceau, che, com'è noto, possiede un gusto spiccato per le arti. Il 12 novembre 1918, all’indomani dell’armistizio, Monet scrive a Georges Clemenceau: «Mi accingo a ultimare due pannelli decorativi che voglio firmare il giorno della Vittoria e offrire per vostro tramite allo Stato». Il pittore intende offrire alla Nazione un autentico monumento alla pace.

Nella prima lettera, datata 6 gennaio, Monet non vuole più donare allo Stato le Ninfee, come aveva promesso all'indomani dell'armistizio, il 12 novembre 1918: «Mio caro amico, vi arrecherò dispiacere, ma non ho più la forza di lottare e occorre che mi si dica la verità una volta per tutte. La mia vita è una tortura. Non sono più buono a niente […] e finché sarò vivo la donazione promessa non avverrà». Clemenceau risponde immediatamente al pittore: «Mio povero amico. Per quanto vecchio e usurato sia, un uomo, artista o meno, non ha il diritto di venire meno alla parola data ‒ soprattutto se questa parola è stata data alla Francia […] se per follia resterete su questa decisione, ne prenderò anch'io una che mi sarà forse più dolorosa ancora che a voi stesso [..]».

Queste lettere segnano l'inizio di un momento di forte tensione nella storia complicata del progetto. Jean-Noël Jeanneney descrive questo episodio nella sua prefazione all'edizione 2019 della corrispondenza tra Monet e Clemenceau come uno di «quelli in cui l'intesa tra le loro anime sembra sul punto di rottura, perché la questione diventa letteralmente vitale». Tuttavia, nella seconda lettera, redatta il 27 giugno 1925, quando i due uomini stanno riallacciando i rapporti, Monet annuncia di stare meglio fisicamente, di aver ripreso il lavoro e di essersi riconciliato con se stesso: «[…] finalmente rivedo ogni cosa nel suo colore. Ho ripreso i pennelli, un primo tentativo non ha dato buoni risultati ma ho cominciato altro, e sono emozionato come un tempo».

Queste due missive vanno ad arricchire un corpus di lettere incentrato sulla donazione delle Ninfee allo Stato. La corrispondenza è stata acquisita dal museo dieci anni fa; essa comprende, tra l'altro, la lettera con cui Monet accetta, il 31 ottobre 1921, che le Ninfee vengano esposte all’Orangerie des Tuileries.

Marie Laurencin, «Portrait de Guillaume Apollinaire» [Ritratto di Guillaume Apollinaire]

Marie Laurencin (1883-1956), Ritratto di Guillaume Apollinaire, 1908-1909 28,2 x 20,3 cm, olio su cartone © Fondation Foujita / Adagp, Paris, 2019
Marie Laurencin (1883-1956), Ritratto di Guillaume Apollinaire, 1908-1909
28,2 x 20,3 cm, olio su cartone © Fondation Foujita / Adagp, Paris, 2019

 

Acquistato durante una vendita pubblica il 7 novembre 2019, questo Ritratto di Guillaume Apollinaire realizzato da Marie Laurencin va a completare la serie conservata nella collezione Walter-Guillaume del Museo dell’Orangerie.

Nel maggio del 1907, Pablo Picasso presenta Marie Laurencin a Guillaume Apollinaire alla galleria Laffitte, dove la giovane artista espone per la prima volta.
A soli ventiquattro anni, ella vanta già molte conoscenze nel mondo dell'arte, tra cui Georges Braque, Francis Picabia e Georges Lepape, incontrati all'Académie Humbert ‒ che frequenta a partire dal 1904 ‒ e ancora Henri-Pierre Roché, suo amante e mentore, nonché il primo a interessarsi al suo lavoro e a contribuire alla sua fama di donna emancipata e indipendente.
Fino al 1912 vive una relazione passionale con Apollinaire e frequenta con lui il Bateau-Lavoir, poi Montparnasse, cuore dell'avanguardia parigina. Marie Laurencin stringe amicizia con Fernande Olivier, Max Jacob, André Salmon e Gertrude Stein.
Nel 1908 dipingeGroupe d’artistes [Gruppo di artisti], una composizione che riunisce Picasso, Fernande Olivier, sé stessa e, al centro, Guillaume Apollinaire. Acquistata dalla collezionista e mecenate americana Gertrude Stein, la tela è oggi conservata al Baltimore Museum of Art. Essa precede un dipinto più allegorico, realizzato in omaggio al poeta Apollinaire e ai suoi amici e terminato l'anno successivo, su cui compaiono le stesse figure più Gertrude Stein e i poeti Marguerite Guillot e Maurice Cremnitz.
Uno degli studi preparatori realizzati per quel dipinto, ovvero questo piccolo quadro, anticipa più che preparare quelle che sono le tele più rimarchevoli in tutta l'opera dell'artista. Marie Laurencin lo esegue nello stile che è suo caratteristico intorno al 1908. Il soggetto è presentato in maniera molto diretta, frontalmente, a torso nudo e senza dettagli. Il volto è delineato alla svelta, con tratto deciso e semplificato, una semplicità che corrisponde alla descrizione che Apollinaire dà dei suoi dipinti esposti al Salon des Indépendants del 1909. La spiccata frontalità, lo sguardo penetrante, l'attenzione rivolta alla bocca disegnata, quasi incisa e dipinta, fanno di questo ritratto un'evocazione vivente e commovente della relazione tra i due artisti.
Quest'opera è anteriore all'insieme oggi conservato nella collezione Walter-Guillaume del Museo dell’Orangerie e ne è all'origine, dato che Guillaume Apollinaire rappresenta una figura di riferimento per Paul Guillaume. Per l'esattezza, Marie Laurencin ha conosciuto Paul Guillaume prima del 1912 (data della prima lettera conservata negli archivi del museo), sicuramente tramite Apollinaire che l'ha costantemente guidato fino alla sua morte nel 1918 e l'ha consigliato con fermezza e giudizio sugli orientamenti da adottare per la sua galleria.

André Derain, "Nature morte aux fruits [Natura morta con frutta]"

André Derain (1880-1954), Natura morta con frutta, 1920 circa Olio su pannello, 46 x 55 cm. © Christie’s Images Ltd 2019 © ADAGP, Paris
André Derain (1880-1954), Natura morta con frutta, 1920 circa
Olio su pannello, 46 x 55 cm. © Christie’s Images Ltd 2019 © ADAGP, Paris

 

Acquistata durante una vendita pubblica il 4 giugno 2019, Natura morta con frutta di André Derain va a completare il ricco corpus di opere dell'artista conservato al Museo dell’Orangerie, testimonianza dei legami che univano il pittore e il mercante Paul Guillaume, all'origine di questa collezione.

Difatti, nel 1916, è proprio alla galleria Paul Guillaume che Derain organizza la sua prima mostra personale, su iniziativa di Guillaume Apollinaire. Qualche anno dopo, nel 1922, firma con il mercante un contratto di esclusività per l'acquisto delle sue opere, avviando una proficua collaborazione che si concluderà solo con la morte improvvisa di Paul Guillaume nel 1934.
Natura morta con frutta si iscrive perfettamente nel corpus omogeneo dei Derain dell'Orangerie, costituito da paesaggi, nature morte, nudi e ritratti, rappresentativi della predilezione di Paul Guillaume per il versante classicheggiante dell'artista.
Dopo essere stato uno dei promotori della rivoluzione Fauves all'inizio del XX secolo, Derain opera progressivamente una svolta stilistica. Alla vigilia della Prima guerra mondiale, Derain afferma chiaramente il proprio gusto per l'arte dei Primitivi italiani, in nuce sin dal 1911. La Cena (Chicago, The Art Institute), dipinta quell'anno, attesta appunto questa nuova maniera. Ispirandosi alle fonti della "grande" pittura, Derain consolida la propria estetica arcaizzante, sintetica e piana, la cui opacità cromatica si oppone all'eccesso dei Fauves.
Chiamato alle armi sin dall'inizio del conflitto, l'artista riprende i pennelli nel 1918 nei periodi di congedo. Di stanza a Magonza l'anno successivo, scopre l'industria tessile e l'universo teatrale. Realizza allora le scenografie e i costumi per L’Annonce faite à Marie [L’annuncio a Maria] di Claudel, prima di lavorare alle scenografie, ai costumi e al sipario de La Boutique fantasque, presentata dai Balletti russi all’Alhambra Theatre di Londra il 5 giugno 1919. Dipinta nello stesso periodo, la Natura morta con frutta deve molto a quell'estetica teatrale, che si riallaccia a quello che era lo stile dell'artista prima della guerra. Come una scenografia teatrale, la composizione è molto essenziale e sintetica. L'esecuzione delle foglie con pennellate di colore uniforme è caratteristico di Derain negli anni 1919-'20, così come quella del vaso di terracotta, alto e cilindrico. Il suo interesse per il decorativo incontra in questa natura morta l'amore per la pittura del Quattrocento italiano. La tavolozza chiara e le forme stilizzate evocano i toni matti degli artisti senesi, mentre l'uccello ricorda la Predica agli uccelli, affresco realizzato da Giotto nella basilica di Assisi. Questo motivo era già presente ne Le Joueur de cornemuse [Il suonatore di cornamusa] del 1911 (Minneapolis Institute of Art), opera rappresentativa del cosiddetto periodo "bizantino" o "gotico" dell’artista.
Potente ed ermetica, di grande semplicità formale, Natura morta con frutta esprime la volontà di Derain di cogliere la verità silenziosa delle cose, costruendo le sue opere "secondo una cosmogonia spirituale".

Statuetta Lega proveniente dalla collezione Paul Guillaume

Statuetta Lega (Congo). Avorio. Base di Kichizô Inagaki (1876-1951) Altezza: 14,7 cm. Parigi, Museo dell’Orangerie © Christie’s 2018
Statuetta Lega (Congo). Avorio. Base di Kichizô Inagaki (1876-1951) Altezza: 14,7 cm. Parigi, Museo dell’Orangerie © Christie’s 2018

 

Il Museo dell’Orangerie ha acquisito una statuetta Lega proveniente dalla collezione Paul Guillaume a seguito di una vendita a trattativa privata tenutasi il 30 ottobre 2018 a Parigi.

Le scarificazioni a forma di cerchio e la semplificazione formale fanno di questa figurina un oggetto molto caratteristico delle produzioni Lega, popolazione delle foreste dell'Africa centrale. Salire di rango nella società Lega implicava una serie di riti iniziatici accompagnati da doni e pagamenti. Alcune cerimonie prevedevano la rivelazione di un cosiddetto «cesto del potere», contenente stemmi, cucchiai e statuette in avorio. Di piccole dimensioni, le statuette portano tutte un nome ed evocano una storia. A ogni nuovo rito, i grandi iniziati estraevano gli avori, li predisponevano e li lucidavano con l'olio, il che conferiva loro una bella patina dorata.

Paul Guillaume, formato da Guillaume Apollinaire, col quale stringe amicizia nel 1911, colleziona sculture provenienti da Africa e Oceania e allestisce diverse mostre prima a New York, poi a Parigi. Gli «Annali coloniali» del 14 luglio 1912 annunciano la fondazione della «Società di arte e archeologia negra», di cui Paul Guillaume si presenta come rappresentante. Nel 1913, fonda inoltre la «Società dei melanofili» , di cui molto probabilmente hanno fatto parte Apollinaire, Marius de Zayas e Savinio.

La nascita di queste due società dotte concretizzava la volontà, sia di Paul Guillaume che di Guillaume Apollinaire, di legittimare il loro interesse per l'arte africana, di darle un fondamento scientifico e affermare un punto di vista storico, oltre che estetico.
Per costituire il proprio fondo, Paul Guillaume si procurava oggetti dagli artisti, frequentava la casa d'aste Hôtel Drouot e incrementava le importazioni con i «coloniali». Così facendo, contribuirà alla divulgazione dell'arte africana e influenzerà a lungo i gusti dei collezionisti. «Sono un rivoluzionario», scriveva. In realtà, alla sua apparizione sulla scena francese e internazionale, la rivoluzione era già iniziata con Carl Einstein, Vlaminck o Apollinaire; tuttavia, Paul Guillaume era strettamente connesso con la sua epoca e, nella sua rivista Les Arts à Paris ‒ su cui si firmava come Collin d’Arbois ‒ affermava a proposito della mostra e della Fête Nègre del 1919: «Non abbiamo fatto né etnografia né storia. Ci siamo semplicemente messi dal punto di vista dell'arte».
Il 9 novembre 1965, questa statuetta Lega è stata venduta insieme a tutta la collezione e al deposito di arte africana di Paul Guillaume, allora custodito ancora dalla sua vedova, Domenica Walter. La statuetta era presente nel catalogo e figurava anche in uno dei due album di Paul Guillaume dedicati esclusivamente alle arti extra-europee. Questi volumi, probabilmente realizzati negli anni trenta del Novecento, danno un'idea di ciò che poteva trovarsi tra le mani del mercante.

Amedeo Modigliani, "Ritratto di Paul Guillaume a metà coscia"

Amedeo Modigliani, Ritratto di Paul Guillaume a metà coscia
Amedeo Modigliani, Ritratto di Paul Guillaume a metà coscia

 

Oltre ai ritratti dipinti, Modigliani ha realizzato vari disegni del suo mercante e mecenate. Quello acquistato durante la vendita alla Maison Anders il 24 marzo 2017 si collega direttamente al ritratto dipinto.

Tra il 1915 e il 1916, Modigliani ritrae il suo mecenate in quattro dipinti. Il primo, conservato al Museo dell'Orangerie, rivela il rapporto privilegiato instauratosi tra il mercante e l'artista all'inizio del 1915. Paul Guillaume, che all'epoca ha solo ventitré anni, posa nell'appartamento dell'amica di Modigliani, Beatrice Hastings.
Sul modello delle insegne pubblicitarie ‒ ma anche delle tele dei suoi compatrioti futuristi ‒ Modigliani scrive in stampatello il nome del mercante e alcune scritte, in un manifesto dai toni umoristici: è Paul Guillaume, il «Novo Pilota», a dare la direzione. Alla stregua di un pilota automobilistico o di un pioniere dell'aviazione, prende in mano il destino della giovane pittura.
In un registro più personale, Modigliani lo invoca come nuova guida della sua vita di artista: in piena guerra, in un momento di grande difficoltà, Paul Guillaume svolge un ruolo di sostegno materiale e morale.
 

Il Ritratto di Paul Guillaume a metà coscia, realizzato a matita chiara, coglie la nonchalance del modello in versione dandy, mentre si tiene il colletto con la mano. Seppur diverso nella composizione, il ritratto rimanda palesemente alla tela conservata all’Orangerie per via della scritta in stampatello "NOVO PILOTA" situata in basso a sinistra con sopra una X, nello stesso identico punto. Il disegno non è datato ma questi elementi precisi ci fanno propendere per una datazione contemporanea a quella della tela.

L’acquisizione di questa opera proveniente direttamente dalla collezione Paul Guillaume è un'opportunità rara per il Museo dell'Orangerie, essendo rimasta nella famiglia di Domenica Walter, oltre che per lo stretto legame che presenta con il ritratto dipinto già conservato all’Orangerie.